fbpx

L’ennesimo flop, sotto gli occhi di Spalletti, commosso per l’accoglienza del Maradona, incredulo per lo scempio di quello che resta del suo Napoli. E con una contestazione che monta.

Nemmeno un anno fa era lui, Spalletti, il leader in panchina, con lo scudetto già cucito virtualmente e solo da decidere quando, dove e come festeggiarlo dopo trentatré anni di attesa. Questo Napoli è da rifondare totalmente, con un nuovo leader in panchina e dietro una scrivania. Se non dovesse bastare, anche con un esperto general manager che possa fare da cuscinetto alle sfuriate del presidente De Laurentiis che ha sbagliato tutto nel post scudetto. Senza l’appeal, nè i soldi della Champions sarà dura convincere uno come Antonio Conte, che resta il grande sogno mai nascosto, ma ad oggi irraggiungibile di De Lautentiis. Dopo 12 anni di fila qualificazioni in Europa il Napoli rischia di restare fuori da tutto, proprio nella stagione in cui paradossalmente in Champions ci andranno cinque, forse addirittura sei squadre. Sarebbe una vera e propria beffa oltre che un fallimento totale, nell’anno del post scudetto, dove tutti immaginavano che sarebbe stato difficile ripetersi, ma nessuno forse che il Napoli avrebbe fatto così male.

La rifondazione sarà totale, a partite da Osimhen, il paracadute economico della mancata qualificazione in Champions. Ma ad oggi, guardando le prestazioni dell’attaccante nigeriano siamo sicuri che Psg o Chelsea siano disposte a versare per intero la clausola rescissoria ? Per il Napoli certamente dieci milioni di ingaggio andrebbero a sconquassare il tetto massimo stabilito, a maggior ragione senza Champions. L’alternativa potrebbe essere quella di “accontentarsi” di cifre minori.
Una cosa è certa, la squadra rivista da Spalletti a distanza da un anno è da rifondare guardando i numeri al Maradona: 16 partite giocate, 6 vittorie, 5 sconfitte, 5 pareggi, 23 gol subiti, 22 gol fatti. Solo due volte senza subire gol. Numeri impietosi, da retrocessione, a nemmeno un anno dallo scudetto.