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Di Luca Esposito

tuttosalernitana.com

I nodi, alla fine, vengono al pettine. Questa Salernitana fa acqua da tutte le parti e chi provava a dirlo qualche tempo fa presenziando sui posti veniva accusato di disfattismo, di vedovanza, di destabilizzazione. Se oggi la squadra è ultima è soprattutto colpa di questi personaggi. Gente che non ha mai contato nulla a Salerno ma che vive su questi benedetti social profetizzando la zona sinistra della classifica: un’altra perla alla lunga collezione di figuracce, tali da provare imbarazzo.
Non serve nemmeno riavvolgere il nastro, chi ha buona memoria ricorda tutto perfettamente. Dall’attesa infinita per Martegani (un flop) all’assenza di aria condizionata nelle stanze dell’albergo passando per il mancato arrivo di un difensore, un budget irrisorio per la categoria, i campanelli d’allarme lanciati da Sousa, i tanti infortuni di natura muscolare e la prima a Roma con il giovane Motoc come unica alternativa nel pacchetto arretrato.

Questa squadra non è mai diventata gruppo, ognuno rema per conto proprio. Candreva lascia il campo e manda quasi a quel paese l’allenatore, Dia fa i capricci tutta l’estate e oggi rischia il rosso diretto per un fallo di reazione inutile (e avranno pesato le parole inopportune del ds nel pre partita), sbaglia Lovato e non c’è un solo calciatore che si avvicina per incoraggiarlo. Certo, anche Inzaghi l’ha fatta grossa. Lovato, non ce ne voglia, è un calciatore mediocre e ha sbagliato tantissime partite, ma il mister non può sostituirlo alla mezz’ora facendogli beccare i fischi assordanti del pubblico. Bruciato?
Intanto c’è da capire se ci sia ancora qualcosa da salvare e l’unico che può intervenire e dare un segnale è il presidente Iervolino. Anzitutto riteniamo abbia sbagliato a non confrontarsi con quei 2-300 tifosi che erano presenti all’esterno della tribuna e che certo avrebbero avuto un colloquio pacifico, al netto dell’amarezza per la situazione attuale. Il patron è stato applaudito, osannato, portato in trionfo, sostenuto dal primo giorno e ora dovrebbe metterci la faccia e dare spiegazioni garantendo investimenti di spessore dopo un anno al risparmio e senza grosse spese.

Aggiungiamo che sarebbe il caso di fare una riflessione sul direttore sportivo. Non servirebbe una figura di maggior carisma ed esperienza, che abbia polso per gestire uno spogliatoio completamente spaccato, freddo e senza attaccamento alla maglia? Se a ciò aggiungiamo il flop dei nuovi acquisti, i tantissimi gol incassati dalla difesa che è costata 27 milioni, alcune dichiarazioni pubbliche che andavano evitate e la gestione del caso Dia, possiamo dire che il quadro sia completo e che la richiesta di esonero da parte del pubblico non sia poi così campata per aria. La piazza ritiene vada esonerato, i numeri lo bocciano e già l’anno scorso la rosa era incompleta e fu sopravvalutata grazie al lavoro di Sousa. Foggia, a nostro avviso, è profilo valido. Per tanti motivi. Inzaghi, invece, non ha garantito la scossa. E, per dirla tutta, anche a Sassuolo la sua Salernitana è stata presa a pallonate per 70 minuti evitando il ko soltanto grazie al portiere. Ad oggi i granata non corrono, non pressano, non hanno cuore, non hanno idee, cambiano sempre formazione, subiscono tanto e producono quasi zero. Dire “sono arrivato da poco” cozza con la realtà: in due mesi e mezzo c’era tempo e modo per incidere. E tener fuori Kastanos a favore di calciatori ad oggi da categoria inferiore appare un azzardo, una scelta decisamente incomprensibile.

Guardando il calendario c’è da chiedersi con chi la Salernitana farà punti, visto che le toccheranno Atalanta, Milan, Juventus e Napoli più lo scontro diretto a Verona che chiuderà il 2023. Se pensiamo a quanto accadeva a giugno, con 8000 persone in piazza a festeggiare una squadra capace di battere record e fermare le big, il rammarico è tanto. C’era tutto per avviare un progetto vincente, oggi c’è un ridimensionamento clamoroso che ha fatto spazientire pure i più ottimisti. E non c’è buco di bilancio che tenga: a gennaio un gran mercato, chi l’ha presa in A per una cifra bassa ha l’obbligo morale (sportivamente parlando) di garantire la categoria.