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Rudy Garcia sempre più in bilico, rischia la panchina dopo appena quattro mesi.
Il presidente De Laurentiis lo ha chiamato a rapporto dopo la sconfitta contro la Fiorentina al Maradona, che ha messo in luce nuovamente i limiti tattici della squadra azzurra.
Sia ben chiaro un concetto: il materiale umano a disposizione è in grado di vincere ancora lo scudetto. Bastava riaccendere la miccia esplosiva di una squadra che giocava a memoria e che il tecnico francese sta a poco a poco disinnescando con un gioco suicida e con scelte tattiche da follia del calcio moderno. Altro che biscottini ai giornalisti, caro Rudy, qui si rischia che nemmeno il panettone mangi a Natale.

Già perché contro la Fiorentina sono riemerse tutte le problematiche al quadrato di una squadra spaesata, nel gioco che non c’è più figlia delle scelte incomprensibili dell’allenatore dall’inizio alla fine. Fuori Anguissa, dentro Raspadori. Ed ancora Politano, l’ultimo dei ribelli per Cajuste.
Centrocampo consegnato nelle mani di Italiano e poi dulcis in fundo, il cambio che spiazza: Osimhen alla mezz’ora per Simeone con la squadra sotto di un gol.
E allora c’è poco da aggiungere al disastro tecnico tattico.

Paradossalmente, il migliore è stato Natan, che non sarà Kim, ma è che certamente un buon giocatore.
E allora bisogna fare in fretta ed assumersi le responsabilità sugli errori e sulle scelte fatte in estate di affidare la squadra ad un allenatore che mancava dal calcio italiano da sette anni, veniva da un fallimento in Arabia e non è stata una prima, nè una seconda, nè una terza scelta.

De Laurentiis non è infallibile, ma allo stesso tempo non deve essere nemmeno tanto egocentrico da poter difendere ad oltranza una scelta errata per non sconfessare se stesso.

Nella vita e nel calcio si può sbagliare, ma si deve riparare perché si è in tempo per farlo.
L’errore a monte è stato pensare di poter fare a meno di tutti, Spalletti, Giuntoli, Sinatti conservando la squadra e i pezzi pregiati per poter vincere ancora.
Il Napoli è forte, questo è sicuro, così come è strutturato per difendere lo scudetto, ma Garcia ci ha messo tanto di suo per sgretolare le certezze di un gruppo che ora sembra più che mai disunito in campo e anche fuori, tra contenti e scontenti, ribelli e moderati rispetto al nuovo modello di calcio adottato da Garcia.