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Di Luca Esposito direttore tuttosalernitana.com

Standing ovation alla curva Sud, in generale a tutti i tifosi che si sono recati allo stadio per assistere a una partita del tutto inutile ai fini della classifica e con la quasi certezza di tornare a casa con l’ennesima sconfitta. Con un pizzico di ritardo, ma con intelligenza e civiltà, la parte più calda del tifo granata ha preso posizione lanciando un messaggio chiaro alla società, ovviamente la principale responsabile di una stagione che sarebbe un eufemismo definire disastrosa.

Una serie di striscioni esposti nell’anello superiore della curva attraverso i quali la gente ha ricordato a Iervolino le tante promesse non mantenute: dal calciomercato roboante (e invece ci si è basati sull’algoritmo) agli investimenti per lo stadio e il centro sportivo passando per Salerno città dello sport e la zona sinistra della classifica subito dopo le grandi. E un ironico ringraziamento finale per una retrocessione contraddistinta da numeri impietosi, in linea con le effettive potenzialità di una rosa che, Sabatini, è riuscito addirittura a indebolire a gennaio.

Quando, a -2 dalla salvezza, pensò bene di bocciare pubblicamente Inzaghi per puntare su Liverani prendendo una decina di calciatori fermi da tempo, a fine carriera, arrivati da campionati modesti o che non giocavano nemmeno in cadetteria. Tutto al costo di 6,2 milioni di euro. L’attuale direttore generale è ovviamente tra gli artefici principali di questo disastro, anche in questo caso con dati di fatto oggettivi e non per opinione personale.

Oggi la Salernitana può ricavare il famoso tesoretto da pochi calciatori: Dia, Coulibaly, Kastanos, Tchaouna, forse uno tra Pirola e Bradaric. Ebbene, tra questi non c’è un solo elemento scovato da Sabatini. Evidentemente i tanto contestati Fabiani e De Sanctis hanno operato meglio al netto di un ambiente molto meno affettuoso e che non perdonava nulla anche quando si vinceva il campionato o ci si salvava con tre giornate d’anticipo.

Provando a guardare avanti, ribadiamo quanto detto da mesi: ora è tempo che Iervolino esca allo scoperto e parli apertamente alla piazza, nel rispetto dei tifosi che lo hanno accolto come mai era accaduto ai suoi tanti predecessori. Questo silenzio è diventato assordante, tra due mesi si partirà per il ritiro di Rivisondoli e, dopo proclami e promesse, oggi sarebbe il minimo sindacale scusarsi e garantire progetti seri, investimenti e l’allestimento di una rosa tale da poter provare da subito a risalire. Senza l’alibi del bilancio, senza quell’autofinanziamento che poteva andare bene col trust.

Unica riflessione va fatta su Tchaouna, una delle poche luci di una stagione negativa e nella quale la vecchia guardia e volti nuovi hanno incredibilmente toppato. L’estroso esterno offensivo è uscito alla distanza, ha doti tecniche importanti e un’età che lascia presagire margini di miglioramento. Ecco, una società ambiziosa trattiene i più bravi e dovrebbe costruire attorno a lui la Salernitana che verrà. Tuttavia il caso Dia insegna che una realtà calcisticamente non grande come Salerno non può rifiutare proposte milionarie. Per 5-6 milioni è giusto che parta.

Questo non vuol dire basare di nuovo il mercato sulle uscite, ci mancherebbe. L’estate scorsa sono stati chiusi i cordoni della borsa, a gennaio ci fu l’ostacolo indice di liquidità frutto della mancata ricapitalizzazione, ora nessuno pensi di ridimensionare ulteriormente un progetto già in buona parte naufragato. Tra paracadute, cessioni, riscatti, diritti tv e botteghino c’è un potenziale tesoretto da 50 milioni di euro. Abbinato alle finanze del presidente, non può che essere preludio a un mercato faraonico. Viceversa gli interrogativi inizierebbero a crescere a dismisura.